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Audit, certificazioni
In questo breve articolo, affrontiamo la tematica delle certificazioni e degli audit. Chi ha familiarità con la grande distribuzione organizzata (GDO) avrà già sentito parlare di queste pratiche, ma spesso vengono male interpretate o confuse. Vediamo nel dettaglio cos’è un audit e a cosa serve.

Che cos’è un audit?

Secondo la definizione ufficiale, ovvero la normativa ISO: Un audit è un processo sistematico, indipendente e documentato per ottenere prove e valutarle con obiettività, al fine di stabilire in quale misura siano stati soddisfatti gli standard prefissati.  A volte l’audit viene paragonato erroneamente ad un’ispezione, quando le finalità dei due processi sono ben diverse: nel primo caso la verifica viene svolta per evidenziare eventuali problemi ed inefficienze da correggere, mentre le ispezioni, svolte da organi di controllo, comportano sanzioni in caso di mancata adempienza alle norme. La principale differenza sta proprio in questo: l’audit è un’attività di analisi volta a migliorare l’efficienza di un processo, prodotto o servizio. I settori dove l’audit trova impiego sono i più disparati: tecnologie informatiche, agroalimentare, bancario, clinico solo per citarne alcuni – questo perchè l’audit è un modo efficace di trovare ed affrontare i problemi. Leggendo meglio la definizione, si possono già intuire alcuni aspetti chiave dell’audit. Ad esempio, si parla di standard prefissati, ovvero l’audit viene condotto una volta decisi i parametri da valutare. Si tratta inoltre di un processo documentato: tutte le evidenze vengono raccolte e scritte nel report finale, assieme ad eventuali ‘consigli’ per correggere le difformità riscontrate.

Perchè dovrei farlo? A cosa serve?

Come già accennato, l’audit è una pratica che viene messa in atto per controllare e correggere l’organismo oggetto dell’audit, con finalità di miglioramento. Nel primo paragrafo abbiamo fatto riferimento al caso dell’audit interno, ovvero l’audit di un’organizzazione sui suoi stessi processi e sistemi. Oltre all’audit interno, esistono audit di seconda e terza parte che vengono eseguiti da soggetti esterni all’azienda. Nel caso dell’audit di seconda parte, la verifica viene eseguita come ulteriore sicurezza per regolare partnership commerciali: ad esempio, un’azienda potrebbe richiedere un audit ai propri fornitori, per assicurarsi il rispetto degli standard qualitativi e delle procedure definite nel contratto. L’audit di terza parte viene svolto dagli organismi di certificazione (Accredia in Italia) per verificare il rispetto dei requisiti richiesti dalla certificazione stessa; una volta superato l’audit di terza parte, la commissione addetta rilascerà la certificazione all’azienda richiedente.

Audit e Cannabis

Nel settore della cannabis gli audit sono di vitale importanza, in particolar modo per la cannabis terapeutica. Le coltivazioni di cannabis ad uso medicinale seguono strette certificazioni riguardanti la coltivazione (GACP, Good Agricultural and Collecting Practice), mentre i prodotti da essa derivati devono essere prodotti secondo la certificazione GMP (Good Manufacturing Practice). Queste certificazioni, come visto prima, sono legate ad audit di terza parte che devono essere programmati di anno in anno; in caso i requisiti vengano a mancare, le certificazioni sono revocate. Ad oggi, non esistono in Italia certificazioni da organismi ufficiali riguardanti la canapa, tranne la certificazione biologica per la canapa ad uso alimentare (quindi semi, farina e olio). La mancanza di certificazioni ufficiali ha portato alla nascita di tante certificazioni “fatte in casa”, spesso proposte da enti del settore per tutelare e tranquillizzare chi ne fa richiesta. Fate molta attenzione, in quanto queste certificazioni non hanno alcuna validità.

Quindi come faccio a tutelarmi? Cosa posso fare?

Come abbiamo visto inizialmente, la pratica dell’audit può essere svolta indipendentemente dalla richiesta di certificazione e può essere utile in diversi passaggi della filiera.  Per il coltivatore, l’audit interno è un valido metodo di controllo sulle procedure aziendali, in modo da individuare in tempo eventuali problemi; in seguito, può essere presa in considerazione la certificazione ISO 9001 riguardante la gestione della qualità. La certificazione ISO 9001 è sinonimo di qualità e di attenzione per la stessa, non a caso l’Italia è il secondo Paese al mondo per numero di aziende certificate ISO 9001. Il Made in Italy non è frutto del marketing a livello nazionale, ma un fatto vero e proprio che si può verificare nei report ISO annuali. Stesso discorso vale per i brand, ma per questi anche la pratica dell’audit di seconda parte è fondamentale. Per assicurarsi il rispetto dei limiti di legge, oltre che delle buone pratiche di lavoro e di conservazione del materiale vegetale, si può inserire una clausola contrattuale che preveda l’effettuazione di audit ai propri fornitori. In questo modo si possono ridurre notevolmente problematiche legate al prodotto, caratterizzato da una variabilità intrinseca non trascurabile. Se vuoi scoprire come la tua azienda potrebbe impiegare in modo efficace la pratica dell’audit, scrivici e studieremo nel dettaglio cosa può essere auditato (si, esiste: voce del verbo auditare).
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